| IPOGEO DI SAN SALVATORE |
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Il Sinis grazie alle
risorse agricole e alla pesca ha attratto l'uomo sin dal periodo neolitico (4000 anni
a.C.) e il sito di S. Salvatore dovette ospitare uno dei tanti villaggi neolitici. La
chiesa di S. Salvatore è sorta verso la fine del XVIII sec. relativamente
"moderna", mentre di grande valore storico-culturale è l'ipogeo cui si accede
mediante una stretta scalinata per pervenire in un andito con ai lati due camere
rettangolari coperte con volte a botte. Procedendo nel corridoio si entra in una rotonda coperta a cupola con pozzo di aerazione centrale. Nel pavimento c'è un pozzo le cui acque sono ritenute medicali e costituiscono il punto di partenza del culto. |
| Dalla rotonda si
accede a altri tre vani, uno semicircolare (nel punto dove c'è un altare) e due laterali
rettangolari, al centro del pavimento è aperto un pozzo circolare con un betilo nuragico.
Sulle pareti di quasi tutti i vani, numerose immagini, segni di scrittura, vere e proprie
scene di soggetto diverse (navi, due leoni, diverse figure di donne) fanno capire le
diverse culture che si sono succedute. Sicuramente di origine pagana è stato usato forse come catacombe, carceri e come rifugio nei primi tempi del Cristianesimo. È forse dal IV sec. che viene adibito a culto cristiano ed è probabile che il pozzo del nucleo centrale venisse usato come battistero. Nel villaggio, tutti gli anni, la prima domenica di settembre, si ripete la tradizionale processione nota come "Corsa degli scalzi". |
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