Launeddas
E' senza dubbio uno strumento antichissimo. Infatti ad Ittiri è stato
trovato un bronzetto
nuragico, che rappresenta un suonatore con tre canne in bocca, delle quali una è più
lunga delle altre due.
Pur avendo
avuto origine in epoca remota, forse prenuragica, la launedda si è conservata fino ai
nostri giorni e molti sono ancora i sardi, specialmente nel campidano di Oristano e di
Cagliari, che si dedicano al suo difficile studio. Le launeddas sono formate da tre lunghe
canne, possibilmente "CANNE MASCHIO", giunte ad una certa maturazione. Le canne,
per formare le launeddas, vengono tenute insieme da spago incerato. All'estremità
superiore di ciascuna delle canne viene infisso un piccolo cannello, che funge da
beccuccio con uno spacco sotto un internodo della canna. Le canne vengono chiamate: su
bassu o su tumbu la più lunga; sa mediana o
mancosa manna,
quella che sta al centro delle tre canne; sa destrina o mancosedda o
mancosa pitia, la più piccola, che risulta distaccata dalle altre. Solo alla mediana o
alla destrina vengono praticati quattro fori in fila, in maniera da attuare, al tocco
delle dita, diversi suoni. Tutte insieme danno quella musica così originale "su
cunzertu", che sembra impossibile esca da uno strumento tanto semplice. Non è stata
ancora accertata l'origine dello strumento suddetto e forse non si troveranno mai le
chiavi delle varie civiltà, oltre naturalmente la sarda, che hanno avuto la possibilità
nei millenni di costruirsi uno strumento ad oncia battente da una semplice canna.
Il suonatore di launeddas "Sonus de Canna" accompagnava la messa in chiesa, i
funerali e i balli che facevano i giovani e i meno giovani. A Cabras tra i maggiori
suonatori vengono ricordati Giovanni Lai morto giovane e Francesco Castangia "Su
Cau" (nella foto). La tradizione è ancora oggi mantenuta in vita grazie a Giovanni
Casu "Paui" e al giovane Stefano Pinna il cui
"cunzertu" accompagna questa pagina.
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