FAUNA ITTICA
| Granchio | Anguilla |
| Arselle | Ghiozzo |
| Carpa | Orata |
| Latterino | Spigola |
| Sogliola | Muggine o cefalo |
![]()
![]()
|
Ha un capo-torace trapezoidale di forma convessa con 5 denti al margine laterale e 3 denti smussati, a guisa di lobuli, al margine frontale. Le pinze sono allungate con le dita finemente dentate e appuntite. Le zampe terminano in punta acuta. Il suo colore sul dorso e' verde oliva, verde giallastro, verde grigiastro o verde nerastro con tinte più cupe anteriormente; centralmente il colorito e' più chiaro. Raggiunge la lunghezza di circa 6-7 cm. Si gusta bollito in abbondante acqua e sale e condito con olio d’oliva e aceto. |
|
L’anguilla e' un pesce dal
corpo subcilindrico, allungato, serpentiforme. La testa e' allungata con
le estremità della bocca che terminano sotto il centro dell’occhio. La bocca
e' munita di minuscoli denti in serie. La mandibola e' piu'
lunga della mascella. Sono presenti: una narice
anteriore situata all’apice del muso, dotata di un piccolo tubo ed una
narice posteriore. L’occhio è rotondo. La
pelle, viscida per la presenza di un’abbondante sostanza mucosa, e' dotata di squame minute più o meno nascoste. L’anguilla e' un predatore
vorace, notturno e si serve del fine olfatto per individuare larve di
insetti, vermi, molluschi, crostacei, piccoli pesci o anfibi. Le larve
di anguilla si nutrono di piccoli organismi (Plancton). Le anguille si
differenziano per la grandezza, quelle piccole, “anguidda pascidroscia”,
sono squisite cucinate in vari modi: fritte, bollite e col formaggio,
ecc., mentre quelle grandi, “anguidda lo~ada” (capitoni), sono
ottime arrosto. |
|
ARSELLE Cociua pintada
L’arsella
e' un animale filtratore, si nutre cioe' di plancton (piccoli organismi
di una o piu' cellule vegetali o animali), che cattura aspirando
attraverso una delle due aperture (sifoni) che escono dalle valve
socchiuse. L’arsella
e' un mollusco con la conchiglia esterna formata da due parti distinte
ed uguali, dette valve. Le
valve sono tenute insieme da una cerniera, costituita da incastri con 3
denti cardine in ciascuna valva. Diversi
anni fa nello stagno c’era una varieta' di arselle di taglio piu'
grande e di gusto più saporito chiamato “cociua lada”, ma
attualmente e' pressoche' scomparsa. A
Cabras le arselle si cucinavano con la minestra oppure col prezzemolo e
la vernaccia.
|
|
Si tratta di una delle specie di pesci piu' note e diffuse. Il corpo e' moderatamente allungato e compresso lateralmente, con testa grossa, guance prominenti e occhi separati da uno spazio abbastanza stretto. Puo' raggiungere una lunghezza massima di 25 centimetri. Il ghiozzo abita nel Mediterraneo e nel Mar Nero e ha una spiccata predilezione per le acque salmastre, le lagune e gli estuari dei fiumi; per tutti quei luoghi, insomma, dove l’ acqua e' fangosa e dove crescono, in gran quantita', le alghe. E' di colore grigio o bruno nero con macchie laterali piu' scure che, nel maschio, nel tempo degli amori, diventano ancora più scure. Una macchia scura caratterizza anche entrambe le pinne dorsali. Si ciba di crostacei, e altri animaletti. Nel Mediterraneo si riproduce da maggio ad agosto. Vive generalmente su fondali fangosi o sabbiosi ricchi di vegetazione. Durante il periodo degli amori, il maschio prepara la sua casa al riparo di un qualsiasi oggetto solido (anche una conchiglia o uno scoglio vanno bene) e invita con modi persuasivi tutte le femmine di passaggio a entrarvi per deporre le uova. Una volta deposte, le uova vengono subito fecondate, quindi tocca al maschio difenderle e ad accudirle ed e' cosi' occupato in questa incombenza da dimagrire a vista d’occhio. Nel nostro paese veniva consumato quasi esclusivamente fritto. |
|
CARPA Grappa
A
Cabras e' sempre stato considerato un pesce poco pregiato; anticamente
veniva cucinato in vari modi: tagliato a trance (date le sue notevoli
dimensioni), infarinato e fritto, oppure arrosto, e i suoi avanzi, poiche'
la polpa si asciugava notevolmente, venivano consumati a “scambecciu”. |
|
ORATA
Canìa
Sua
maesta', la regina Orata. Di tutti i pesci dotati di aspetto regale,
l’orata e' indubbiamente quello che per diritto di nascita merita, più
di ogni altro, il titolo di regina. Sul capo, infatti, l’orata ha,
proprio tra gli occhi, una specie di mezzaluna color oro che le da' il
nome e che ricorda in tutto e per tutto una corona regale. L’orata e' un pesce superbo, severo, che incute soggezione. Ha un corpo alto, ovale
e massiccio, ma lo porta con disinvoltura e signorilita'. La mascella
superiore e' lievemente più lunga di quella inferiore e le labbra sono
carnose ed evidenti. Ha da quattro a sei denti conici molto robusti
nella parte anteriore di ciascuna mascella, seguiti da quattro o cinque
file di denti molariformi nella mascella superiore e da tre o quattro
file nella mascella inferiore. La pinna dorsale e' unica ma, mentre la
parte anteriore e' dotata di spine robuste, quella posteriore e' costituita da raggi molli. La coda
e' potente e forcuta, la pinna
pettorale e' lunga e sottile. Il colore e' grigio o brunito sul dorso,
argenteo
sui fianchi, bianco sul ventre. La caratteristica macchia
d’oro, visibile sulla fronte, scompare dopo la morte dell’animale.
Puo' arrivare a una lunghezza di 70 cm e una decina di chili di peso. Le
piace vivere in compagnia di pochi ma fidati compagni e si ciba di
crostacei e di molluschi, che divora in gran quantita', triturandone i
gusci con le formidabili mascelle. Il suo apparato digerente e' invidiabile: sopporta ed assimila, come se niente fosse, i gusci
spezzati delle conchiglie, che spesso inghiotte assieme alla polpa. La
riproduzione avviene in autunno e, al contrario di molte specie che nel
periodo degli amori si avvicinano alla costa, essa si sposta in zone più
profonde, dove l’acqua e' piu' limpida e piu' scura. L’orata e' diffusa nel Mediterraneo. Le piacciono le acque tiepide e pertanto è
facile trovarla lungo la costa d’estate e al largo d’inverno. Nella
bella stagione, infatti, l’acqua superficiale è riscaldata dal sole,
mentre dall’autunno in poi gli strati superiori dell’acqua si
raffreddano. L’orata si trova perfettamente a suo agio nelle acque
salmastre delle lagune, specialmente dove ci sono i vivai di mitili, con
i quali fa lauti banchetti, ma non disdegna neppure i fondali rocciosi,
ricchi di scogli, di canaloni e di spaccature. L ‘orata non ama le
profondita' abissali, ma non si lascia sorprendere nemmeno dove
l’acqua e' troppo bassa: di solito la si incontra dai 10-15 metri ai
50-60. Le orate appartengono a quella categoria di pesci molto apprezzati e, come le spigole, venivano cucinate soprattutto arrosto oppure in “bianco” con il prezzemolo e la vernaccia. |
|
LATTERINO Oixi
Molti anni fa, come viene riportato anche nel libro “La bella di Cabras”, “s’oixi” ha salvato dalla fame molte famiglie indigenti. Si consumavano quasi esclusivamente fritti o bolliti e bagnati nell’aceto. |
|
La
caratteristica principale della Spigola e' di avere, a differenza degli
altri Serranidi, dorsali piuttosto vicine, anziche' una sola. Ha il
corpo slanciato e poco compresso ai lati. La bocca e' grande con
mandibola leggermente prominente. Gli occhi sono piccoli e circolari. Il
preopercolo inferiormente, e' munito di alcune spinule, superiormente
invece e' seghettato. L’opercolo ha due spine volte all’indietro. Il
dorso dell’animale e' grigio-nerastro o grigio piombo, lucido; il
ventre e' bianco. Altre volte, invece, la colorazione subisce variazioni
di tonalita', tendenti al grigio-giallastro in rapporto alla zona in cui
esso vive. Gli esemplari giovani portano sovente una macchia nerastra
sull’opercolo oppure lievi punteggiature disposte irregolarmente lungo
i fianchi. La linea laterale e' formata da 65 a 80 scaglie. Può
raggiungere i 120 cm e toccare eccezionalmente i 12 Kg di peso. Quest’animale
ha la capacita' di adattarsi a qualunque tipo di habitat. Vive in acque
salate e salmastre sia in quelle dolci. Puo' vivere sul fondo o risalire
rapidamente in superficie. Nel nostro paese veniva consumato arrosto oppure “in bianco” con il prezzemolo e la vernaccia, o piu' raramente in brodo. |
|
SOGLIOLA Pallaia
A Cabras si consumava fritta, “in bianco”, “a cassoa”, o bollita e “condita” con una spolverata di pecorino grattugiato.
|
|
Nelle
acque italiane vi sono almeno cinque specie diverse di muggini, tutte
hanno in comune un corpo robusto di forma allungata, il quale e' rivestito da squame piuttosto grandi. La bocca
e' piccola e fragile; non
possiede veri denti, ma delle piccole formazioni dentiformi. Il dorso ha
due pinne, di cui la prima e' sorretta da raggi spiniforini e la seconda
da raggi molli. La pinna della coda ha due punte ed e' incisa
posteriormente, la pinna anale e' posta al di sotto della seconda
dorsale e le ventrali sono inserite nel torace, quasi al di sotto delle
robuste pinne pettorali. La colorazione e' mimetica, infatti il corpo e'
di un bel grigio piombo, i fianchi sono argentei con delle strisce
longitudinali brune e infine il ventre e' bianco. Le specie sono
classificabili in: il muggine vero o cefalo comune, il cefalo dorato, il
cefalo lambrone, il cefalo verzelata e infine il cefalo bosega. Tra tutte le specie il cefalo comune e' quella più difficile
da catturare. A
causa del suo potere di adattamento ai diversi gradi di salinita', il
muggine si puo' trovare negli ambienti più diversi. Infatti frequenta
le acque salmastre delle lagune e delle
foci dei fiumi, dei quali puo' risalire il corso fino a una certa
distanza dalla foce stessa. In mare si puo' insidiare praticamente
dovunque: lungo le coste rocciose, le dighe e i moli dei porti e dei
porticcioli, le scogliere frangiflutti, e infine le coste sabbiose. Il cefalo comune raggiunge le dimensioni più ragguardevoli
della sua specie; vive nelle lagune e raramente lo si trova in mare
aperto. Essendo il pesce che più abbonda nelle acque dello stagno il muggine viene largamente consumato dai cabraresi nei vari modi: arrosto, fritto, “a cassoa”, affumicato, “scambecciau”, e “a pisci a craddaxiu” comunemente più noto sotto il nome di”mreca”.
|