PESCATORI DELLO
STAGNO![]()
Il personale che
lavorava nelle peschiere (di Mar’e Pontis in particolare), seguiva
un’organizzazione piramidale in cima alla quale stava il padrone
dello stagno, appena sotto di lui seguivano, per importanza, due
“pasrasgius” (tradotto: pesatori), cioe' 2 persone di fiducia che avevano il
compito, oltre che di pesare i pesci pescati nello stagno o nella Peschiera, di
compilare le bollette indicanti la quantita' e il prezzo del pesce venduto ed
annotare (o controllare) che negli appositi registri venissero riportate le
entrate e le uscite.

Come
stanno a dimostrare questi antichi registri-contabili ogni nominativo e ogni
chilo di pesce veniva minuziosamente annotato in bella scrittura per permettere,
successivamente, le adeguate “ispezioni” da parte del padrone.
Ai
“pasrasgius” seguivano i “zaraccus” (servi) tra i quali molti godevano
di una posizione privilegiata.
Sei “zaraccus”,
infatti, aiutavano i “pasrasgius” nell’organizzazione dei lavori: uno
faceva il cuoco, due stavano di guardia alla Torre “desu
Pottu”, due stavano di guardia in peschiera e uno alla peschiera “de Sa
Madrini”, questi incarichi ruotavano tra i sei “zaraccus”.
A
questi guardiani si univano sei guardie giurate più un certo numero di
“poiggeris” (che variava nei diversi periodi dell’anno).
Il
compito dei guardiani era quello di controllare che nello stagno non pescassero
i pescatori di frodo, mentre in Peschiera, dove il controllo era ancora piu'
serrato, si doveva provvedere a verificare che durante certe giornate ventose
non entrassero troppi pesci nelle camere della morte, perche', in tal caso, la
mancanza di ossigeno avrebbe causato una moria di pesci.

In
questa immagine vediamo dei pescatori durante una pausa dalla pesca.
Seguivano,
per importanza, i pescatori vagativi dello stagno: i “poiggeris” (il cui
nome deriva da un tipo di rete chiamata “poiggiu”) e i “bogheris” (da
“boga'i” remare).
Questi
due gruppi avevano la licenza, rilasciata dal padrone, di pescare nello stagno o
per tutto l’anno (is poiggeris) o per un determinato periodo dell’anno (i
bogheris).
Tra i pescatori vagantivi i piu' importanti erano anticamente “is sciaigotteris” (da “sciaiga” un tipo di rete), ma questa categoria di pescatori e' andato via via scomparendo intorno agli anni ’50.
Per
i pescatori di peschiera il punto di appoggio era rappresentato dal complesso
di costruzioni della Peschiera Pontis, per i pescatori
vagantivi il punto di
appoggio e di approdo era rappresentato da “Su Scaiu”, la' i pescatori
pernottavano prima del giorno di pesca, conservavano e pulivano le reti
Inizialmente
“Su Scaiu” era ubicato in
piazza Stagno (nei pressi del vecchio lavatoio),
come testimonia anche questa foto di pescatore che pulisce le sue reti dalle
alghe.
successivamente venne spostato in Via Tharros, dove ancora oggi vengono sfruttati i locali

e
l’approdo per le barche.
Per
ultimi troviamo “is paramitaius” pescatori che, in massima parte,
esercitavano il loro lavoro col palamito (da li' il loro nome) su “is fassois”.
Intorno agli anni ’60 compaiono sempre piu' numerosi “is spadoa~ius”, pescatori abusivi che non avevano licenza di pesca e lavoravano solo di notte perche' solo con l’aiuto delle tenebre potevano riuscire a sfuggire alla stretta sorveglianza dei guardiani.
INDUMENTI
DEI PESCATORI
Il
lavoro dei pescatori era molto duro, ma lo diventava ancor
piu' in inverno allorche', durante la pesca in Peschiera si doveva entrare in acqua per lavorare
.
L’abbigliamento
estivo era costituito solamente da calzoni corti (anticamente “crazzo~is”)
mentre
in inverno, oltre a questi, ci si copriva con vecchi maglioni, ma cio' non
bastava certo a ripararsi dal freddo e, lavorare in queste condizioni
proibitive, diventava piu' che faticoso.
Successivamente,
col passare degli anni, questo tipo di abbigliamento venne integrato con lunghi
cappotti cerati “is inceraus” ma i piedi restavano ancora nudi; solo intorno
agli anni ‘60 si e' poi passati all’uso degli stivali in gomma.