Storia della pesca nello stagno di Cabras.
Un pescatore racconta...

Sirio Porcu ha circa 60 anni, ha sempre fatto il pescatore, la sua storia si intreccia con quella dello stagno, ha partecipato alle lotte degli anno '60, ed è un grande conoscitore della storia locale. La classe lo ha intervistato e quelle che seguono sono le sue memorie.

Intorno al 1100 Torbeno, il Giudice di Arborea, concede alla madre Donna Nibata di disporre a suo talento delle due case di Nuraghe Niellu e di Masones de Capras da essa edificate, questa dispone che restino in perpetuo in potere di chi reggerà la provincia. Nel 1237 Pietro II, Giudice di Arborea, conferma le sue ampie donazioni fatte da suo padre Ugone II, visconte di Basso e da sua madre Preziosa di Laconi, alla chiesa e al monastero di Santa Maria di Bonarcado ed inoltre accorda ai monaci la libertà di pesca nello stagno di Mare Pontis, affrancandoli da ogni imposta:
- "A su Monisteriu de Santa Maria de Bonacatu pro piscare in mare de Ponte cun duas barcas et in mare vivu et siant liberos que no lis levent paga et no li levent pisque per perennu tempus".
Più tardi lo stagno passò alla Corona di Spagna e il re Ferdinando d'Aragona con un diploma del 1493 vietò la vendita e la cessione sia dello stagno che della peschiera di Mare Pontis. Il 6 luglio 1652 il re Filippo IV di Castiglia cedette a Geronimo Vivaldi, un banchiere genovese, la peschiera di Mare Pontis, lo stagno di Cabras e lo stagno di Santa Giusta in cambio di un grosso prestito ( 140.905 reali da otto) per soccorso all'esercito di Catalogna. Il 26 giugno 1838 Carlo Alberto rinunciò al riscatto dell'antìcresi ( "uso di una cosa : lo stagno, quale beneficio per il prestito di un’altra: i soldi -") concesso da Filippo IV.
Il 28 marzo 1844 gli eredi di Geronimo Vivaldi, Don Pietro e i figli Marchesi Vittorio, Paolo e Pietro Vivaldi-Pasqua, stabilirono un mutuo con l'ospedale di Pammattone di Genova ed ipotecarono lo stagno. Il 23 luglio 1853 i Vivaldi-Pasqua vendettero per lire 1.025.000 lo stagno di Cabras a un notaio oristanese, Don Salvatore Carta, che comprò anche il diritto esclusivo di pesca e di proprietà su manufatti per lire 1.900.000 e la peschiera di Mare Pontis per £ 2.800.000.000.
I Carta nella gestione dello stagno adottarono lo stesso sistema utilizzato precedentemente dai Vivaldi-Pasqua, che consisteva in un'organizzazione piramidale in cui i pescatori erano divisi per importanza. Infatti per avere il massimo controllo sulle mansioni svolte, non solo da ciascun uomo ma anche sul pescato, mantennero un'organizzazione fortemente gerarchizzata nella quale niente poteva passare inosservato.

Organizzazione della pesca nello stagno durante la gestione dei Carta.

Al vertice della piramide, dopo il padrone, venivano in ordine di importanza :

  1. " is zaraccus ": erano i più importanti tra i pescatori e costituivano il personale di fiducia dei proprietari. Non tutti godevano dello stesso trattamento essendo sistemati in un’organizzazione feudale a piramide. Il loro numero complessivo era di undici persone, compensate con un salario fisso, una percentuale sulla pesca e il vitto gratuito.
  2. "is poigeris": erano una ventina di persone (il loro nome deriva da un attrezzo chiamato poiggiu); questi avevano il privilegio di pescare tutto l'anno esclusivamente nella parte alta della laguna, verso Riola, ma con l'obbligo di sorvegliare la peschiera e ogni volta che in questa si presentava una quantità di pesce superiore al 50% del previsto, non potevano più pescare perché ricevevano dal padrone il suo pescato eccedente. "Is poigeris" utilizzavano "sa bracca de su poiggiu", detta anche "schifu", a fondo piatto (dimensioni m 780 x 2). Questa barca era dotata di quattro sedili costituiti da tavole trasversali di legno dove prendevano posto otto pescatori, mentre altri due stavano uno a poppa e l'altro a prua.
  3. "is bogheris": erano 120 persone che usavano 10 barche ("cullegas" o "bracca proa") in ognuna delle quali vi erano dodici pescatori. "Is cullegas" avevano le dimensioni di m 6,20 x 1,40. Ogni "cullega" aveva "su cumandadori", ossia il comandante che stava a poppa, indicava la rotta da seguire durante la pesca ed eseguiva il suo compito molto rigidamente, tanto da non aiutare i propri compagni neppure in caso di pericolo.
  4. Is "bogheris" potevano pescare dalla festa di San Salvatore fino ad aprile e andavano due volte all'anno per ristrutturare la vecchia peschiera.

  5. "is paramitaius ": erano un numero indefinito ( 70-100 persone ). Questi erano obbligati a lavorare con "is fassois" e i palamiti; pescavano con le fiocine e potevano portare con sè uno o più aiutanti a cui insegnavano il mestiere. Loro potevano pescare da settembre a ottobre verso la parte rocciosa del Sinis; col loro sistema di pesca spaventavano i pesci, li stanavano e li costringevano così ad andare verso la peschiera, avvantaggiando il padrone.
  6. Nel 1960, ai primi di settembre, il padrone non potendo smaltire la grande quantità di pesce accumulata, piuttosto che donarne ai pescatori o a persone bisognose, decise di far bruciare 100 quintali di muggini pur di non andare contro i propri interessi economici.

    Lotte e conquiste dei pescatori

    Nel 1956 la legge regionale n° 39 abolisce tutti i diritti esclusivi di pesca nelle acque interne e lagunari della regione, detenuti a qualunque titolo da privati, società ed enti, dando perciò la possibilità di pescare a tutti ; questa legge, però, non viene applicata fino al 1982. Nel 1958 iniziano le prime rivolte e lotte da parte dei pescatori (a cui parteciparono anche le loro donne) perché la legge fosse applicata. Nel 1961 la popolazione di Cabras era divisa in due parti: una parte vedeva schierato il padrone della peschiera e i suoi sostenitori, dall'altra parte vi erano i pescatori più poveri perché privati del diritto di pesca nello stagno.
    Nel 1963 alcuni "poigeris" si allearono con questi ultimi.
    A Cabras lavoravano 600 pescatori, di cui 250 nello stagno. Nel 1965, con decreto del Presidente della Regione Sarda in data 3 maggio, venivano dichiarati estinti i diritti esclusivi di pesca nelle acque dello stagno di Cabras e venivano invitati i signori Carta Efisio ed altri, titolari degli estinti diritti esclusivi di pesca, a presentarsi presso gli uffici della Regione Sarda, per determinare l’indennità loro spettante, diffidandoli a trasmettere il possesso dei diritti.
    Nel 1993 è stato costituito un consorzio di cooperative per la gestione dell’attività di pesca nella laguna.
    Il presidente viene eletto ogni tre anni e ha diverse funzioni gestionali del rapporto tra le varie cooperative e di sviluppo di idee, proposte e progetti sia a favore del turismo che per la tutela ecologica delle acque.
    Tra gli atti di rilievo adottati dal consorzio occorre citare il trattato stipulato che prevede di tenere la peschiera nelle sue condizioni attuali.
    Nel 1993, dall’attività di pesca nella laguna, in soli sei mesi sono stati incassati 600.000.000 di lire e dal 1° gennaio al 1° agosto del 1994 il fatturato è stato di ben 2.000.000.000 di lire. Nel 1998, prima della moria dei pesci nello stagno di Cabras, il fatturato è stato di 6.800.000.000 di lire.

La moria dei pesci

La moria di pesci del 1999, è stata determinata da una serie di concause, tra cui l’elevata concentrazione di acqua salata rispetto a quella dolce (28 x 1000); la salinità dell'acqua dello stagno era infatti aumentata di 10° rispetto a quella del mare.
Altra causa del danno ecologico ed economico è costituita probabilmente dalla presenza degli agricoltori (più numerosi dei pescatori) che con l’uso di prodotti chimici hanno alterato l’equilibrio dell'ecosistema dello stagno.
Ogni agricoltore usava 200 kg di prodotto chimico a ettaro (solfato di rame) che, disperso nell’ambiente, necessita di un tempo di circa 10 anni perché i suoi effetti vengano neutralizzati.
Un altro elemento negativo di inquinamento dello stagno è la presenza di scarichi fognari di alcuni comuni (Tramatza e Zeddiani) nel rio Mare e Foghe, che è in comunicazione con lo stagno.
Prima i detriti si fermavano in questo fiume e quindi nella laguna di Cabras arrivava soltanto acqua pulita, mentre ora, lo scarico delle fogne e la bonifica di una buona parte del fiume, hanno causato il passaggio dei detriti nella laguna, facendo diminuire la sua profondità (prima di 3 metri, ora solo di 1 metro e mezzo).
Altra causa che ha determinato il passaggio dei detriti nello stagno è la costruzione del canale scolmatore negli anni '70, per salvare Cabras dalle inondazioni.
Dall'analisi della situazione e dalla consapevolezza degli errori commessi dall'uomo con interventi spesso inadeguati deve conseguire la necessità di rispettare e valorizzare lo stagno, difendendolo dai pericoli di inquinamento, in quanto si è dimostrato essere un ecosistema molto delicato e importante dal punto di vista ambientale, ma anche prezioso dal punto di vista storico ed economico, in quanto risorsa fondamentale per lo sviluppo di Cabras.

 

 

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